Yoga in Azienda? Vanity Fair Dice di Sì, Ma la Vera Domanda è: Perché Non È Ancora La Norma?

23 Mag , 2025 - Yoga Aziendale

Yoga in Azienda? Vanity Fair Dice di Sì, Ma la Vera Domanda è: Perché Non È Ancora La Norma?

Oggi voglio condividere con voi una scoperta che mi ha davvero colpito. Stavo leggendo online (sì, lo faccio spesso per trovare spunti interessanti da condividere qui!) e mi sono imbattuta in un articolo di Vanity Fair che parla di un argomento che mi sta molto a cuore: il benessere. Ma non un benessere qualsiasi, bensì il benessere in azienda!

L’articolo si intitola “Yoga in azienda, ecco perché fa bene” ed è firmato da Alessandra Paudice

. Devo dire che l’ho trovato illuminante e ho pensato fosse perfetto esplorarlo insieme, prendendo spunto da quanto letto per capire meglio i benefici di portare la pratica yoga nel nostro ambiente lavorativo quotidiano. Riconosciamo subito il merito a Vanity Fair e all’autrice per aver sollevato questo punto importante!

Partiamo dal succo: perché lo yoga fa bene in ufficio? L’articolo ci spiega che negli Stati Uniti e in molti paesi europei, lo yoga in azienda è già da anni uno strumento per migliorare l’atmosfera nell’ambiente di lavoro. Viene spesso offerto come benefit gratuito ai dipendenti per rendere più piacevole il luogo dove si trascorrono tante ore e dove si accumulano inevitabilmente ansie e stress. In Italia, a quanto pare, siamo ancora un po’ indietro, con pochi datori di lavoro che offrono questa possibilità, spesso gruppi internazionali già aperti a considerare la pratica come parte essenziale della routine per un reale benessere aziendale

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Eppure, il potenziale è enorme! Lo yoga può essere una via potente per unire le persone, migliorarne l’umore, creando una vera e propria oasi di benessere in un contesto che può essere stressante, carico di tensioni legate alle dinamiche interne, alla corsa alle performance o alla competizione. Ci si può occupare delle persone, del loro equilibrio, della loro centratura, della loro motivazione. E indovinate? Questo porta a un miglioramento della produttività! Perché, come sottolinea l’articolo, migliorando l’umore, la qualità delle interazioni e delle relazioni, tutto procede meglio, con più leggerezza e positività

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Ma non è solo una questione di “sentirsi bene”. C’è anche un aspetto scientifico! L’articolo di Vanity Fair riporta che è scientificamente dimostrato che lo yoga migliora le prestazioni cognitive. Aumenta i livelli di concentrazione, la capacità di memorizzare e l’apprendimento. Supporta l’agilità mentale, i processi decisionali e la creatività. Insomma, è un vero e proprio mezzo per promuovere la salute mentale. Quindi la domanda sorge spontanea, e l’articolo la pone: perché non introdurlo in azienda?

L’articolo menziona anche che questo tema è stato uno dei focus dello YogaFestival Milano, arrivato alla sua 18ª edizione. Durante il festival è stato presentato un progetto specifico chiamato “Yoga al lavoro” con lo yoga di TRYBE, co-ideato dalla giornalista e insegnante di yoga Francesca Senette

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Questo progetto è particolarmente interessante perché unisce la pratica yoga a insegnamenti antichi. Si basa sugli asana (le posizioni yoga) studiati per favorire i 4 Accordi di Don Miguel Ruiz. Chi è Don Miguel Ruiz? È un maestro spirituale e autore rinomato, neurochirurgo e sciamano, che ha dedicato la vita allo studio della saggezza trasmessa dal popolo dei Toltechi, una tribù messicana dell’epoca precolombiana. Questi quattro dettami cardine, rielaborati da Ruiz, sono considerati un ottimo punto di partenza per ripensare le dinamiche aziendali e migliorare i rapporti tra le persone sul luogo di lavoro

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Quali sono questi 4 Accordi per lavorare meglio, secondo quanto riportato nell’articolo? Eccoli:

  1. Essere impeccabile con la parola: La parola è un mezzo potente, quasi un’arma da dosare con cura. Può creare realtà, realizzare sogni o distruggere tutto. Usarla in modo impeccabile significa essere consapevoli del suo potere creativo nella comunicazione
  2. Non prendere nulla sul personale: Qualunque cosa succeda intorno a noi, non dovremmo sentirci chiamati in causa personalmente. Prendere le cose sul personale è una forma di egocentrismo che porta sofferenza, facendoci credere che tutto ruoti intorno a noi. Cambiare prospettiva e capire che gli altri agiscono in base alle loro ragioni è fondamentale
  3. Non supporre nulla: Tendiamo a pensare di poter interpretare i pensieri e le intenzioni altrui. Questo spesso ci porta a reazioni emotive basate su supposizioni errate, creando realtà completamente sbagliate. Il modo migliore per capire gli altri è semplicemente ascoltare
  4. Fare sempre del proprio meglio: Questo significa vivere nel presente, valutando momento per momento, agendo senza farsi prendere dai sensi di colpa. Ogni azione dovrebbe essere compiuta per il piacere di farla, perché ha valore per noi, e sempre con l’intenzione di dare il meglio di sé

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La “versione yogica dei quattro accordi” unisce questi potenti insegnamenti alla pratica fisica. Attraverso gli asana, il respiro e il rilascio delle tensioni, l’insegnante accompagna il gruppo nell’espressione di sé, puntando a eliminare l’energia negativa nel singolo e nell’ambiente di lavoro

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La community TRYBE, che propone questo approccio, ha un messaggio bellissimo: “try to be yourself” (prova ad essere te stesso). Nasce dall’idea di tre insegnanti (Francesca Senette, Camilla Vigorelli e Benedetta Benvenuto) e si propone di aiutare la crescita personale e il benessere dell’individuo e del gruppo nelle complesse dinamiche professionali. L’obiettivo è che la pratica yoga diventi uno stile di vita, riconoscendone il potere trasformativo sulle persone. Tra colleghi e collaboratori, può davvero migliorare le relazioni, l’energia e il benessere fisico e mentale di tutti

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L’articolo di Vanity Fair menziona anche altri interessanti appuntamenti dello Yogafestival, come la pratica de I 5 Ritmi di Emma Leech, una meditazione in movimento che aiuta l’espressione istintiva del corpo e libera la mente “che pensa troppo”. O lo Yoga Terapeutico per la menopausa di Sayonara Motta, che esplora i 5 Kosha per accogliere i nuovi cicli di vita

. Questo per dire che il mondo dello yoga è vasto e pieno di spunti interessanti!

Insomma, leggere questo articolo su Vanity Fair mi ha confermato quanto lo yoga non sia solo una pratica fisica, ma un vero e proprio percorso di benessere che può avere un impatto incredibile anche nella nostra vita professionale. L’idea di usare l’autorevolezza di una rivista come Vanity Fair per veicolare questo messaggio è geniale e spero davvero che sempre più aziende in Italia colgano questa opportunità!

Grazie a Vanity Fair e ad Alessandra Paudice per questo spunto prezioso!

Voi cosa ne pensate? Avete mai provato lo yoga in azienda o vi piacerebbe averlo come benefit? Fatemelo sapere nei commenti!


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